La Curva dell’Efficacia Personale


La nostra società, per applicare il Metodo LAM, ha identificato una serie di strumenti a supporto delle fasi di analisi e intervento, sul piano individuale, di team e organizzativo. In questo senso La Curva dell'Efficacia Personale costituisce il quadro di riferimento per processi di assessment e sviluppo sia individuale sia di team.

Questo modello descrive i nostri possibili livelli di efficacia (ordinata) rispetto al nostro livello di attivazione psico-fisiologica (ascisse).
In altre parole, se siamo “in partita”, “in palla”, “sul pezzo”, “in flow” abbiamo il livello ideale di attivazione sia fisica sia mentale per gestire al massimo del nostro potenziale una data situazione.
Chiamiamo questa condizione "sfera dell’efficacia personale" e la identifichiamo con la parte alta, il vertice, della curva.
Nel grafico dettagliamo il modello e le sue implicazioni.

 

Sull’ascisse trovate il livello di attivazione psico-fisiologica: in altre parole quanto siamo riscaldati in una determinata situazione. Come per l’attività fisica, anche quella psico-relazionale parte dall’apatia, passa per livelli ottimali e arriva al panico.

Un conto è discutere di una complessa questione lavorativa quando siamo “sul pezzo”, un conto è farlo venendo svegliati nella notte, piuttosto che a fine giornata dopo una riunione particolarmente faticosa.

Specifichiamo che l’attivazione qui descritta non si riferisce a un andamento temporale, ma fotografa uno stato. In altre parole, si può rimanere a lungo in condizione di Flow. Facciamo questo chiarimento per chi notasse un’analogia con le curve dell’arousal e dell’eu-stress e dis-stress che tipicamente seguono lo stesso andamento ma considerano l’ascisse un continuum temporale.

Sulle ordinate troviamo il livello di complessità gestita o efficacia: in altre parole si alza l’asticella delle situazioni che riusciamo a gestire in maniera efficace.

Per esempio, un conto è parlare con degli amici a cena e un conto tenere un discorso davanti a molte persone, piuttosto che, comunicare una notizia delicata.

Tenete infine conto che il livello di complessità non è oggettivo, ma è determinato da un mix di fattori: dal livello di competenza, dall’esperienza, dal livello di auto-consapevolezza e dall’interesse per l’attività in questione.

Abbiamo dato per assunto che in ogni momento un grado minimo di efficacia venga raggiunto, la sopravvivenza.

Per questo motivo la curva resta sempre in positivo.

 

I livelli di efficacia

Partendo dal basso verso l’alto:

Survival o Sopravvivenza

Si tratta della porzione più ampia sull’ascisse, ma anche della più bassa rispetto alle ordinate.

Questo vuol dire che, da una parte, in ogni caso troviamo un modo per garantire la nostra sopravvivenza, ma dall’altra che quando affrontiamo una situazione complessa avendo troppa poca o troppa attivazione psico-fisiologica, ricadiamo in schemi automatici, reattivi, programmati per garantire sì la sopravvivenza, ma non per rispondere alle particolari sfide di quella situazione.

Kahneman descriverebbe quest’area come gestita dal pensiero veloce.

E' quando seguiamo la nostra routine mattutina o andiamo al lavoro senza quasi renderci conto.

Eppure, per esempio, in queste situazioni riusciamo efficacemente, senza nessuno sforzo, a muoverci nel traffico: compito che da anni e con enormi investimenti le migliori menti del globo provano a insegnare alle macchine.


Non tutto quello che ci appare banale è semplice.

 

Achievement o Conquista

si tratta di un’area piuttosto ampia e che copre livelli di complessità maggiori rispetto a quella del survival, ma ha limiti in ampiezza.

Abbiamo definito quest’area “della conquista” per via del passaggio da una gestione apparentemente senza sforzi a una gestione estremamente “controllata”.

È l’area in cui esprimiamo le nostre competenze tecniche, le nostre tattiche, ma in maniera esecutiva e meccanica.

In quest’area affrontiamo situazioni per noi percepite come faticose piuttosto che difficili. La grande attenzione riduce la nostra visione d’insieme spingendoci in una modalità prevalentemente esecutiva. In questa fascia possiamo dire che due terzi della nostra energia sono nel controllo (self-talk) e un terzo nel fare. Questa è l’area in cui tipicamente, noi professionisti, gestiamo compiti ritenuti routinari o burocratici.


 

Confidence o Sicurezza di sé

E' l’area in cui ci sentiamo maggiormente a nostro agio. A questo livello esprimiamo appieno e in maniera naturale le nostre competenze.

Siamo in grado di gestire imprevisti e mantenere uno sguardo d’insieme. In quest’area alterniamo momenti di automatismo e momenti di approfondimento e controllo.

Si tratta dell’area in cui un professionista preparato ed esperto si trova per la maggior parte di una buona giornata lavorativa.

Una giornata in cui sia chiamato a mettere in campo le sue competenze per risolvere problemi di natura professionali piuttosto che eseguire operazioni standard.


Rispetto all’area dell’achievement si invertono le proporzioni, per un terzo controlliamo e per due terzi agiamo.


 

Flow o Scorrere

Si tratta dell’area più ridotta, ma in grado di gestire i livelli più alti di complessità. È quella dimensione in cui siamo in pieno contatto con il nostro potenziale, sia in termini di competenze, sia, e soprattutto, in termini psico-fisiologici

In quest’area il controllo lascia il passo all'intuizione, le risposte non sono il frutto di un ragionamento consapevole, ma della sintesi pressoché immediata tra esperienza del momento, esperienza passata e sapere teorico-metodologico.

Si tratta del momento di massima espressione del nostro potenziale.

Pur mettendoci in uno stato di automatismo, del tutto simile a quello dell’area della sopravvivenza, i processi mentali in gioco sono molto più complessi.

Questo perché, al contrario dell’altra area, qui restiamo in costante dialogo con il contesto e cogliamo tutta la complessità della situazione.

Appare quindi evidente che, benché sul momento non si avverta la fatica, questo stato sia alla lunga estremamente stancante.

 

Perché è fondamentale conoscere la propria
Curva dell’Efficacia Personale?

Per 3 motivi:

1. Per essere più consapevoli del nostro livello di efficacia.

Essere a un determinato livello di efficacia, per esempio sentirsi stanchi, non ci dice se abbiamo bisogno di caricarci (spostandoci verso destra) o di tranquillizzarci (spostandoci verso sinistra). È quindi fondamentale riconoscere su quale versante della curva ci troviamo.

2. Per controllare il nostro sistema psico-fisico.

Il nostro sistema psico-fisiologico, lasciato a sé stesso tende ad andare al risparmio, quindi in survival, e a reagire agli stimoli esterni; questa fa sì che ci troviamo in un punto piuttosto che un altro a prescindere dalla nostra intenzione.

3. Per raggiungere il vertice della nostra curva di efficacia

Conoscendo le due leve che determinano lo spostamento rispettivamente verso destra e verso sinistra possiamo intenzionalmente portarci al vertice della nostra curva. Mentre sul piano fisiologico si tratta di regolare la propria attivazione in modo analogo agli atleti, sul piano psicologico le due leve sono: interesse e fiducia o confidence.

Sapere cosa m’interessa, o meglio, come rendere una determinata attività interessante per me, da una parte, e avere consapevolezza di quali siano le risorse su cui poter fare affidamento e dalle cui trarre la fiducia di poter gestire con efficacia una situazione anche inedita, dall’altra, mi permette di scalare la mia curva d’efficacia verso il vertice.


Utilizziamo questo modello comequadro di riferimento per i nostri assessment, coaching e workshop, offrendo ai nostri clienti una rappresentazione efficace ma sufficientemente intuitiva.

 

Le basi scientifiche


Per aiutarci a descrivere la nostra area di efficacia abbiamo elaborato un grafico che ci possa fare da punto riferimento.

Pur trattandosi di una nostra ideazione originale, il grafico e soprattutto la teoria appena espressa sintetizzano il contributo di alcuni dei più importanti psicologi contemporanei.

In attesa di elaborare una versione in cui espliciteremo esattamente il contributo di ciascun autore, con relativa bibliografia, per i nostri scopi ci limiteremo a citarne i principali e a linkare i nomi con un playlist che raccoglie contributi del e sull'autore citato, oltre ad un testo di riferimento e l’esplicitazione del concetto per cui ci interessano in questo contesto.

Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo autore di “Flow” tradotto come “La corrente della vita” – per il concetto di flow

Carol Dweck
, psicologa ricercatrice e autrice di “Mindset, Changing The Way You think To Fulfil Your Potential” – per il concetto di Growth Mindset

Gerd Gigerenzer, psicologo direttore del Max Plank Institute in Germania, autore di “Decisioni intuitive” – per il pensiero euristico

Frederick Herzberg, psicologo del lavoro autore di “Motivation to Work” – per la teoria della motivazione

Daniel Kahneman, psicologo premio Nobel per l’economia, autore di “Pensieri lenti e pensieri veloci” – per la teoria del pensiero e dei bias

Peter Salovey e John D. Mayer, gli psicologi autori di “Emotional Intelligence” – per il concetto di intelligenza emotiva.


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