Le aziende investono sempre più energie nel promuovere la cultura del feedback, consapevoli del suo valore strategico: favorire la circolazione di informazioni rilevanti, sostenere la crescita delle persone, intercettare errori prima che diventino problemi e alimentare l’innovazione.

Per farlo, mettono in campo strumenti e iniziative strutturate: percorsi formativi per insegnare a dare e ricevere feedback in modo efficace, piattaforme digitali dedicate allo scambio continuo, sistemi di performance management che incoraggiano il confronto tra colleghi e responsabili.

Eppure, nonostante questi sforzi, il risultato è spesso parziale.

Il vero limite non è la mancanza di strumenti, ma ciò che le persone scelgono di non dire.

Ci sono feedback che rimangono inespressi. Sono quelli più delicati, più scomodi, ma anche quelli più preziosi. Non vengono dati per diverse ragioni: il timore di compromettere una relazione, la paura di conseguenze negative, l’incertezza su come l’altro reagirà, o semplicemente il desiderio di evitare un momento di tensione.

Il punto è che proprio questi feedback “trattenuti” rappresentano spesso le informazioni più rilevanti per il miglioramento individuale e organizzativo.

Quando il feedback si ferma in superficie, anche il cambiamento si ferma.

Le linee guida comunicative – per quanto corrette e utili – non sono sufficienti ad affrontare questa dimensione. Non basta sapere come dare un feedback: serve comprendere cosa accade nelle persone quando si trovano davanti a un confronto difficile.

Entrano in gioco dinamiche più profonde: percezione di sicurezza psicologica, gestione delle emozioni, identità professionale, equilibrio tra autenticità e ruolo.

Per questo diffondere davvero una cultura del feedback richiede un cambio di prospettiva.

Non si tratta solo di introdurre strumenti o insegnare tecniche, ma di creare le condizioni affinché le persone possano sostenere conversazioni autentiche anche quando sono complesse. Significa lavorare sulla fiducia, sulla responsabilità individuale e sulla capacità di stare nel confronto senza evitarlo.

È in questo spazio – spesso invisibile ma decisivo – che si gioca la qualità del feedback e, di conseguenza, la reale possibilità di crescita di un’organizzazione.

Dettagli dell’evento

📅 Data: 31 marzo 2026
🕘 Orario: dalle ore 9:00 alle ore 10:00
💻 Modalità: Online (piattaforma Zoom)
🎟 Partecipazione gratuita – posti limitati

⚠️ L’accesso è riservato per C-level
La partecipazione è soggetta a selezione.

Relatore

Andrea Magnani
Psicologo ed esperto di Processi di Cambiamento, collabora con aziende e organizzazioni per accompagnare leader e team nello sviluppo di consapevolezza, presenza e adattabilità.
Da oltre 20 anni si occupa di formazione e change management, integrando neuroscienze, psicologia e approcci somatici.

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La partecipazione è gratuita, ma riservata a un numero selezionato di dirigenti e professionisti.
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