Intelligenza, Miglioramento

Un impiegato medio trascorre almeno otto ore al lavoro, per cinque giorni alla settimana. Il lavoro rappresenta, dunque, molto di più di un semplice posto dove ci rechiamo per guadagnare denaro. Il posto di lavoro, in effetti, è un’importante fonte di sostegno sociale e non è raro che al suo interno si formino amicizie strette, che durano anche per tutta la vita.

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Benessere, IBP, Intelligenza, Lavorare Felici, Miglioramento

Quando qualcuno ti delude ripetutamente può scatenare in te una miriade di pensieri e sentimenti contrastanti. Potresti sentirti arrabbiato, o addirittura iniziare a provare un tale risentimento da provocarti tristezza. Il punto cruciale è che queste sensazioni possono ferire seriamente te e il tuo rapporto con quella persona.

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Benessere, IBP, Intelligenza, Lavorare Felici, Miglioramento

Oggi c’è molta attenzione intorno ai neuroni specchio. Molti neuro scienziati ci spiegano come mai, quando ci troviamo di fronte ad un’ altra persona, siamo cosi bravi a capire come si sente. La natura di questi neuroni, infatti, permette al nostro cervello di ‘risuonare’ con i comportamenti che osserviamo negli altri.

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Nel 1995 Daniel Goleman dava alle stampe il suo primo libro sull’Intelligenza Emotiva. A distanza di 20 anni, sono ormai numerosi gli studi che dimostrano come l’Intelligenza Emotiva sia un elemento chiave per le eccellenze lavorative, e questa conoscenza inizia ad essere fortunatamente presente in molti contesti lavorativi. Tuttavia, come sottolinea Muriel Maignan Wilkins in questo articolo recentemente pubblicato sull’Harvard Business Review, il problema è che molte persone non credono di dover lavorare sulla propria Intelligenza Emotiva. Non solo, generalmente chi avrebbe più bisogno di sviluppare queste capacità sono coloro che ne hanno meno consapevolezza.

Nel suo articolo Wilkins elenca una serie di “segni” che possono aiutarci a capire se abbiamo bisogno di lavorare sulla nostra Intelligenza Emotiva:

– Abbiamo spesso la sensazione che gli altri non capiscano il nostro punto e questo ti rende impaziente e frustrato.

– Quando le persone attorno a noi prendono male i nostri commenti o battute pensiamo che loro stanno esagerando.

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Quante volte ci è capitato di sentire la frase: “Le persone utilizzano solo il 10 per cento del nostro cervello. Prova ad immaginare cosa si potrebbe realizzare se si utilizzasse il restante 90 per cento!”

La storia che utilizziamo solo il 10% del nostro cervello è, purtroppo o per fortuna, un mito. Un mito molto popolare e alquanto datato. Si pensa infatti che questa idea risalga all’inizio del ‘900, quando il famoso psicologo e filosofo William James dichiarò che “un individuo medio raramente utilizza più di una piccola parte delle sue potenziali risorse mentali”. Peccato che questa affermazione sia stata trasformata nel concetto: utilizziamo solo il 10% del nostro cervello. E questo mito è stato utilizzato per promuovere prodotti, corsi, ecc.., un po’ come il falso mito dell’intelligenza che migliora ascoltando Mozart.

Noi utilizziamo tutto il nostro cervello. Gli unici casi in cui si ha un sottoutilizzo sono quelli conseguenti a danni (es. ictus) o malattie cerebrali (es. Alzheimer) in cui alcune regioni del nostro cervello vengono deteriorate perdendo la loro funzionalità.

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“L’ignoranza genera sicurezza più spesso di quanto non faccia la conoscenza”. (Charles Darwin)

Avete mai avuto la sensazione che a volte le persone che si proclamano grandi esperti, grandi conoscitori e intenditori di un settore siano in realtà altamente ignoranti? E, soprattutto, non se ne rendono conto?

Nella letteratura psicologica è stato dimostrato come le persone che mostrano le peggiori performance lavorative e universitarie tendono ad essere le meno consapevoli della loro incompetenza. Questo fenomeno è chiamato effetto dunning kruger, e prende il nome dai due ricercatori che pubblicarono, nel 1999, l’articolo: “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments (Senza competenze e inconsapevoli: la difficoltà di riconoscere la propria incompetenza porta a gonfiare la valutazione di sé stessi)”. Questo articolo mette a confronto i livelli di abilità delle persone rispetto alla loro valutazione delle proprie capacità e competenze.

Nel dettaglio i due ricercatori hanno messo alla prova l’ipotesi che ci siano un’associazione negativa tra incompetenza e consapevolezza dei propri mezzicontinua a leggere…

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