Apprendimento Competenze, Cultura, Efficacia, Miglioramento, Motivazione

Il 24 maggio, negli studi televisivi di Rete7 Gold, si terrà il Convegno YOUFM 2018 L’economia circolare: uno sviluppo economico sostenibile, che insisterà sui temi della sostenibilità economica, ambientale e sociale nel mondo delle imprese, con l’intervento di Andrea Magnani, fondatore e CEO di LAM Consulting SB

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Benessere, Cultura, Influenza sociale, Società

Spesso non ci rendiamo neanche conto di quanto tempo al giorno trascorriamo sui social network. Lo facciamo senza accorgercene, magari gettando una rapida e fugace occhiata al nostro smartphone per controllare la posta oppure semplicemente per verificare le notifiche dei nostri amici su Facebook.

La dipendenza da Facebook e dagli altri social è molto diffusa. In genere tendiamo a giustificarla come una necessità lavorativa, perché restare in contatto diretto con i nostri clienti è per noi importante e prioritario. In realtà siamo vittime inconsapevoli dei social networks e della loro capacità di far leva su meccanismi cerebrali, noti con l’espressione di “circuito della dipendenza”, che sono attivi anche nel gioco d’azzardo e nell’uso di droghe.

Ogni volta che postiamo qualcosa, ho la possibilità che questo venga condiviso, commentato o apprezzato tramite Like da qualcun altro. Queste reazioni al post agiscono nei nostri confronti come azioni di rinforzo e gratificazione, veri e propri “premi” che posso ottenere.

La forza del meccanismo della dipendenza gioca proprio sull’effetto sorpresa, ovvero sul fatto che non abbiamo la certezza che otterremo delle risposte positive dai nostri “amici” social. Lo stesso vale per la casella email.

È molto importante riconoscere questo meccanismo sotteso ad email e social networks anche sul lavoro, perché ha un andamento incrementale e può peggiorare di giorno in giorno sino a trasformarsi in una vera e propria dipendenza da Facebook, dai social e dalle email. Maturare consapevolezza nei confronti di questi meccanismi ci permette di disintossicarci e quindi a conseguire uno stato di benessere.

Come fare allora per sfuggire a questi meccanismi? Semplice, dandosi gradualmente un codice di comportamento da seguire, per imparare a controllare le proprie azioni, solo apparentemente “razionali”. Più ne staremo lontani e più velocemente ci disintossicheremo.

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Tradizionalmente la noia è sempre stata associata ad una serie di conseguenze negative, sia sul posto di lavoro che nella vita quotidiana. Tuttavia recentemente è stato suggerito che, paradossalmente, essere annoiati possa portare a benefici, uno dei quali sembrerebbe essere una maggiore creatività. Almeno secondo i risultati di questo studio condotto dai ricercatori della University of Central Lancashire, nel quale è stato chiesto ad 80 studenti di eseguire un compito di creatività, ovvero pensare al maggior numero di possibili usi diversi per una coppia di tazze fatte di poliestere. Ma prima di eseguire questo compito a metà dei partecipanti è stato chiesto di eseguire un compito estremamente noioso: copiare i numeri di una rubrica telefonica per circa 15 minuti. Quasi paradossalmente, il gruppo di partecipanti che aveva eseguito il compito noioso prima del compito di creatività elaborò ad un numero maggiore di utilizzi per la tazza. Per quale motivo? I ricercatori hanno ipotizzato che i momenti di noia ci permettano di sognare ad occhi aperti e di perderci tra i nostri pensieri, e che questo permetta di incubare nuove idee.  continua a leggere…

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