Apprendimento Competenze

MOTIVAZIONE E COMPETENZE: UNA PARTITA CHE SI GIOCA SUL CAMPO DELL’APPRENDIMENTO ORGANIZZATIVO

Qual è il rapporto che intercorre tra motivazione e competenze nei contesti lavorativi?

Andrea Magnani, CEO & Founder di LAM Consulting srl SB, affronta questo interrogativo utilizzando il tramite della metafora sportiva, per spiegare  la relazione di circolarità esistente fra queste due importanti e strategiche componenti. 
La conoscenza dei processi motivazionali rappresenta senza dubbio una delle chiavi di volta nell’ambito della gestione delle risorse umane e nella comprensione dei comportamenti all’interno delle organizzazioni.
In molti casi lo strumento utilizzato per spingere le persone ad un maggiore rendimento, è costituito da un piano incentivante. Ciò dipende dal fatto si tende ad attribuire un dato comportamento umano esclusivamente alla volontà da parte della persona di raggiungere un dato risultato e, dunque, alla sua motivazione, senza considerare, o meglio dando per scontate, le capacità effettive che il soggetto presenta rispetto a quell risultato.
Se ci spostiamo di ambito, per un attimo, e consideriamo ciò che avviene in un campo da gioco, ci renderemmo conto immediatamente di due fenomeni:

  • 1. Spingere la motivazione del giocatore può innalzare il suo rendimento ma solo fino al limite imposto dale sue capacità di gioco.

  • 2. Proprio i limiti della sua capacità di gioco creano una circolarità con la motivazione: a fronte di numerose sconfitte raccolte, la sua motivazione tornerebbe a calare.


Se riportiamo questo esempio in ambito lavorativo, ci accorgiamo subito che l’addetto commerciale che reputiamo pigro, potrebbe essere semplicemente demotivato dal fatto di non possedere una strategia o una tattica per poter ottenere risultati soddisfacenti.
Questa spiegazione è tanto più probabile quanto più il livello di complessità delle azioni svolte si fa alto. La differenza rispetto allo sport, però, risiede nella capacità di vedere prontamente il problema: il tennista che non sa giocare un buon rovescio si accorge immediatamente che il problema è quello. In azienda, invece, chi fa il commerciale e fatica a vendere, è facile che dia la colpa al prodotto, al mercato, o al cliente che non capisce. I suoi responsabili, che avrebbero una posizione privilegiata da coach, in genere tendono ad analizzare il risultato nel suo complesso, anziché studiare in modo analitico cosa manca nel processo di vendita.

Se parliamo di competenze manageriali complesse il problema è identico: una persona che avrebbe margini di miglioramento per la propria leadership, facilmente trova giustificazioni contestuali alla propria mancanza di efficacia e spesso chi potrebbe offrirgli feedback costruttivi non lo fa, oppure lo fa in modo non analitico.
La differenza tra un rovescio efficace e uno non efficace può essere una questione di millimetri, nell’impugnatura e nel movimento del braccio.

Non è sufficiente dire: “dovresti essere più convincente nel tuo public speaking”, oppure “Devi  coinvolgere meglio i tuoi collaboratori”, perché in generale chi riceve questo messaggio, stava già facendo il meglio che poteva dal suo punto di vista… ma come diceva Wittgenstein, l’occhio non vede sè stesso.

Ciò che separa un comportamento efficace da uno che non lo è, spesso, è una sfumatura, un qualcosa che non viene considerato importante.

Alla luce di queste considerazioni, quale dovrebbe essere, dunque, il ruolo del manager e dell’imprenditore che desiderano ottenere dalle proprie figure aziendali, asset fondamentale di ogni impresa, il massimo livello in termini di motivazione, energia e successo nelle attività svolte? 

La risposta sta non solo nella comprensione profonda delle dinamiche sottese alla motivazione; è anche necessario mettere le persone nelle condizioni di potersi migliorare continuamente nelle proprie competenze, esattamente come avviene per uno sportivo.

La differenza sta semplicemente nel modo in cui deve avvenire l’allenamento, in quanto nelle organizzazioni, deve essere il più possibile integrato con le attività lavorative. Ma Il principio rimane identico. 

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