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L’IMPORTANZA DEL TRAINING DESIGN NELLA STRATEGIA AZIENDALE

Matteo Piselli, forte di un’esperienza pluridecennale come Responsabile delle Risorse Umane (Alcantara, Conbipel, Air One), ci spiega in che modo un’adeguata attività formativa, orientata ai KPI aziendali, possa rappresentare per l’impresa la chiave del successo imprenditoriale e commerciale, e quale sia l’impatto economico di cui essa può beneficiare.
Il tema fondamentale che ci permette di comprendere questa posizione chiave dell’apprendimento nelle organizzazioni, è il progressivo crearsi di contesti economici, sociali e culturali sempre più complessi.
Se, da una parte, l’avvento delle nuove tecnologie ha reso possibile l’emergere di nuove ed enormi opportunità, nel suo generare in modo esponenziale nuove connessioni, contemporaneamente ha amplificato la complessità delle interazioni nel mondo che abitiamo.
Questo implica sia un’accelerazione dei processi di cambiamento, sia una maggiore imprevedibilità degli stessi. Per questi motivi, una delle competenze chiave universalmente riconosciute come ‘strategiche’ è proprio ‘l’abilità di apprendere’, sia dei singoli individui che dell’organizzazione nel suo complesso.
Non a caso sono proprio i Paesi le cui imprese investono di più nelle attività destinate a generare nuovi apprendimenti, quelli capaci di creare più ricchezza e innovazione.
Del resto, non è ovvio che la strategia aziendale, per potersi realizzare, richieda che le persone adottino dei comportamenti in linea con essa?
Saremmo ingenui, però, se pensassimo che basti far piovere della formazione nelle nostre aziende per dare una risposta convincente a queste nuove esigenze emergenti.
Il grande cruccio che riguarda la formazione è sempre: servirà davvero? Creerà davvero un cambiamento nelle persone? E se sì, sarà proprio il tipo di cambiamento che serve all’impresa per navigare attraverso il mare della complessità?
Obiettivamente, con il mondo che corre così in fretta, chi può permettersi di disperdere energie in attività che non siano veramente efficaci?
E’ per questo motivo che, rispetto al passato, si inizia ad avvertire l’esigenza della figura di un professionista specificamente dedicato al Training Design, alla progettazione degli interventi formativi.
Raccogliere le richieste dei bisogni formativi direttamente dai destinatari, magari attraverso questionari,  non è più sufficiente.
Non lo è mai stato, per la verità, ma ora diventa imperativo strutturare la progettazione partendo da un’altra prospettiva: per poter ridare valore e riconoscimento all’attività della progettazione, è necessario riconnetterla con le strategie aziendali.
Questa connessione non può più essere incerta, imprecisa o addirittura data per scontata. Il valore della formazione non può più essere basato su auto-percezioni dei partecipanti, o giudizi approssimativi dei loro responsabili che, magari, non hanno preso parte a quella formazione.
La connessione forte con i kpi aziendali deve permettere delle forme sostenibili di misurazione, per poter testimoniare la sua efficacia in modo credibile.
La progettazione dell’intervento non può NON tenere in considerazione una molteplicità di fattori quali: la differenza tra conoscenze e capacità di applicare quelle conoscenze nel contesto lavorativo; tra motivazione a partecipare ad un corso e motivazione ad impegnarsi in un percorso di apprendimento; tra resistenze al cambiamento di natura individuale, e resistenze opposte dai fattori impliciti della cultura aziendale, dagli aspetti strutturali ed organizzativi, dalle altre persone che costituiscono il contesto sistemico in cui deve avvenire il cambiamento.
Per offrire un vero vantaggio competitivo all’azienda, questa funzione aziendale oggi necessita di una preparazione formale ben specifica sulle seguenti competenze e, da un punto di vista organizzativo, una maggiore vicinanza agli aspetti strategici dell’azienda. Se desideri approfondire l’intervista intera a Matteo Piselli, puoi trovare qui il link al podcast che puoi scaricare.

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